Alla scoperta del Museo Rubboli
Il Museo Rubboli ha lanciato lo sprint. Dopo un percorso lungo oltre dieci anni, piuttosto irto di difficoltà ma che finalmente sono state tutte superate, il quarto spazio espositivo permanente della città sta per aprire i battenti, arricchendo così ulteriormente la già ampia proposta museale di Gualdo Tadino.
Un’avventura iniziata nei primi anni del 2000 grazie all’intuizione e alla caparbietà di Maurizio Tittarelli Rubboli e portata avanti con il sostegno dell’Associazione Culturale Rubboli e del Comune di Gualdo Tadino, che in tutte le amministrazioni che si sono succedute ha creduto fortemente in questo progetto.
In questa anteprima possiamo ammirare gli antichi locali ottocenteschi dell'opificio, non ancora allestiti, che ospiteranno l'importante Collezione Rubboli di maioliche a lustro che vanno dal 1878 agli anni Sessanta del Novecento, oltre ad alcune opere significative di altre importanti manifatture ceramiche dello stesso periodo.
Rubboli si pone come erede di una tradizione artistica molto antica, che trova uno dei suoi capisaldi nella figura di Mastro Giorgio Andreoli, attivo a Gubbio dalla fine del ‘400, considerato il padre di questa tecnica che da lui prende l’appellativo di mastrogiorgesca, ed è, nello stesso tempo, capostipite di una riscoperta e singolare penetrazione di questa tecnica, definita anche arte del terzo fuoco, che alimenterà poi la nascita di altre apprezzatissime botteghe d’arte, come quella di Alfredo Santarelli attiva a Gualdo Tadino fino alla fine degli anni ’50 del secolo scorso.
Il percorso museale comprende quattro stanze che corrispondono alle fasi produttive della manifattura e il locale delle muffole: antichi forni risalenti al 1884, unici al mondo, utilizzati per ottenere, mediante una terza cottura con fumo di ginestra, i rinomati riverberi mastrogiorgeschi.
SALA "A" PAOLO RUBBOLI
La manifattura Rubboli è totalmente identificabile con la maiolica a lustro oro e rubino di cui introduce la pratica a Gualdo Tadino dall'ottavo decennio del XIX secolo .
Paolo Rubboli, il capostipite di questa tradizione, nasce in provincia di Pesaro, a Fiorenzuola di Focara, il 15 dicembre 1838.
La sua presenza è documentata a Gualdo Tadino fin dal 1875, essendo già attivo in quegli anni presso l'opificio, voluto dal ricco e colto antiquario piemontese Marcello Galli-Dunn che aveva scelto Gualdo Tadino per produrre Maioliche Artistiche uso Urbino Faenza e Gubbio. La fabbrica trovò la sua sede nei locali dell'ex-convento di San Francesco.
Qui nel 1878, conclusa l'esperienza con il Galli-Dunn, Paolo Rubboli impianta un proprio laboratorio, coadiuvato dalla moglie Daria Vecchi. Insieme producono pregiate maioliche a lustro mastrogiorgesco, di tipologia storicista, in linea con un atteggiamento piuttosto diffuso nell'artigianato artistico ottocentesco.
Infatti dalla copia di originali rinascimentali si passerà ad un'ispirazione più libera, senza però rinunciare al repertorio figurativo e ornamentale dei modelli.
Dai locali di San Francesco, l'opificio viene spostato presso l'ex-convento di San Nicolò per poi essere impiantato definitivamente nelle stanze di questo museo, nel 1884.
Paolo Rubboli muore qui l'11 maggio 1890, un anno dopo la morte del primo figlio ventiquattrenne Alessandro, citato nei documenti come pittore.
In questa sezione saranno ospitati anche alcuni esemplari di maioliche a lustro prodotte dalla manifattura Ginori, da Cesare Miliani e da Achille Farina.
SALA "B" DARIA VECCHI RUBBOLI
Dopo la morte di Paolo Rubboli, sua moglie Daria, nata a Fabriano il 24 ottobre 1852, assume per circa un trentennio la direzione della ditta Rubboli in un momento in cui il livello di produzione è stabile e la qualità della maiolica a lustro ha raggiunto esiti tecnici considerevoli. Ne è prova la Medaglia d'Oro per la Ceramica Iridata che le venne conferita all'Esposizione Generale Umbra del 1899.
Daria muore il 22 febbraio del 1929 quando già da nove anni la ditta Rubboli era parte della Società Ceramica Umbra che nei manifesti funebri la celebra come “Maestra del Terzo Fuoco.”
In questa sezione sono ospitati anche alcuni esempi di maioliche a lustro prodotte da Ulisse Cantagalli, William de Morgan e Galileo Chini.
SALA "C" SOCIETA' CERAMICA UMBRA
SALA "D" I F.LLI RUBBOLI ED EREDI
La manifattura Rubboli entra nella Società Ceramica Umbra nel luglio del 1920, quando i figli Lorenzo e Alberto erano già attivi nella ditta da più di un decennio.
La produzione di questi anni è una delle più originali nel lungo percorso artistico della Rubboli, per il tentativo di emanciparsi stilisticamente dalla tradizione dello storicismo, priva ormai della vitalità e tensione ideale che aveva assunto nell'Ottocento.
La nuova cifra stilistica e il diverso assetto organizzativo si devono rispettivamente ad Aldo Ajò come artista e a Giuseppe Baduel come imprenditore.
La manifattura Rubboli esce dalla SCU il 16 maggio del 1931 a causa di una crisi sensibile del settore ceramico. L'opificio continuerà a operare sotto la conduzione dei fratelli Lorenzo ed Alberto.
Questa sezione ospiterà un’opera della Salamandra di Perugia attribuita a Davide Fabbri.
SALA D - Dopo la chiusura della Società Ceramica Umbra nel 1931, Lorenzo ed Alberto continuano la produzione come ditta Fratelli Rubboli fino al 1934, anche se la divisione legale è del 1936.
Nascono perciò le ditte separate Lorenzo Rubboli e Alberto Rubboli.
Dopo la morte di Lorenzo nel 1943 saranno le tre figlie Livia, Gina e Ivana a portare avanti la tradizione fino al 1955, anno in cui la ditta Lorenzo Rubboli venne chiusa.
Alberto invece continuerà ad operare fino al 1975, anno della sua morte, passando il testimone alle figlie Laura e Edda e poi ai suoi nipoti che proseguiranno fino al 2002.
In questa sezione saranno visibili alcune opere realizzate da Alan Caiger-Smith.
SALA "E" LE MUFFOLE
Paolo Rubboli ricostruì questi forni per il terzo fuoco nel 1884, quando la manifattura Rubboli si trasferì in questo luogo dopo aver operato negli ex conventi di San Francesco e San Nicolò.
I forni a muffola ottocenteschi sono una copia fedele di quelli illustrati da Cipriano Piccolpasso nel suo celebre trattato “Li tre libri dell'arte del vasaio” del 1558.
I forni erano progettati per ottenere i lustri oro e rubino in terza cottura bruciando fascine di ginestra per creare una atmosfera riducente all'interno del forno.
Alan Caiger-Smith le ritiene l'unico esempio di questo tipo di forno per il lustro rimasto al mondo.